(ANSA) - CASTELLANZA (VARESE), 28 AGO -’Ivan Basso correra’ da protagonista sin dall’avvio della Vuelta’:cosi’ Sassi, preparatore del leader del team Liquigas-Doimo.’Dopo la prima settimana di gara emergeranno le sue chances di puntare alla classifica’. Sassi, dunque, non ha dubbi sulle possibilita’ del corridore varesino per la massima corsa a tappe spagnola al via domani. ‘Ivan sfruttera’ il lavoro svolto in inverno e primavera in vista del Giro d’Italia con indubbi benefici per una prova di 20 giorni’,aggiunge.
UTSUNOMIYA (Giappone), 28 ottobre 2008 - Quella di Ivan Basso è una scommessa per due. Con lui, che è tornato dopo la squalifica, si è messo in gioco anche Aldo Sassi, studioso del Centro Mapei di Castellanza con una solida reputazione alle spalle. È stato Basso, durante lo stop di 2 anni per l’Operacion Puerto, a cercarlo per quello che all’inizio doveva essere un semplice test invernale di idoneità. Poi, tra i due, è nata l’intesa e Sassi ha accettato di diventare l’allenatore di Basso.
GIA’ CON EVANS - Con Sassi si preparavano già l’australiano Cadel Evans, due volte secondo al Tour, e altri buoni corridori come Wegelius, Cioni, Nardello e Lloyd. Senza contare il Sassuolo calcio di Giorgio Squinzi, patron della Mapei. E poi la Sampdoria, i discesisti azzurri di sci, podisti e dilettanti. Ma è con Basso che il direttore del Centro Ricerche Mapei ha fatto la scommessa più grande. “Tutti meritano una seconda possibilità, se decidono di cambiare - spiega Sassi -. Ivan si è veramente convinto di fare ciclismo in modo trasparente. Molti mi dicono che sto rischiando, fidandomi di lui. Io sono pronto a prendermi questo rischio. Con altri ho rifiutato di collaborare”.
TEST IMPORTANTE - Se domenica, alla Japan Cup, il varesino è arrivato terzo dietro a Cunego e Visconti, nella gara del rientro, lo deve anche a Sassi. “Non avevo dubbi sul fatto che Ivan sarebbe stato protagonista. Dopo la gara era molto felice, m’ha chiamato alle 9 del mattino per dirmelo. Sono contento anch’io, meglio non poteva andare. Quello contro Cunego era un test molto importante per lui. E posso garantire che non era il miglior Basso di quest’anno. L’apice di forma l’ha raggiunto a fine agosto”. Continua a leggere »
Sette giorni all’alba. Sette giorni per chiudere la parentesi più brutta della sua vita, per lasciarsi alle spalle gli errori e una squalifica meritata.
Ivan Basso torna a parlare da corridore, pochi giorni prima che scada la squalifica (il 24 ottobre), pochi giorni prima di tornare a correre (il 26 ottobre alla Japan Cup).
«Da tanto pensavo a questo momento: riattaccherò il numero sulla schiena e potrò riprovare quelle sensazioni che mi sono mancate così tanto. Sono felice, e ho anche una buona condizione perché ho lavorato tanto per la Japan Cup. E’ come se iniziasse un’altra carriera per me»
E ancora: «Ho pagato il mio debito e questo mi rende sereno. Ma il senso di imbarazzo, almeno all’inizio, ci sarà sicuramente. Non so se sono quello che ha pagato di più, non sono un poliziotto che deve indagare, rivivere certe situazioni mi fa male, ho bisogno di pensare in positivo. E poi sono la persona meno indicata per parlare dei problemi del ciclismo. Ho chiesto un anno fa di essere controllato da tutte le agenzie, aderendo ad ogni tipo di protocollo. Dai prossimi giorni, insieme al professor Sassi, pubblicherò on line i dettagli dei miei allenamenti sul mio sito, su quello della Liquigas e quello del Centro Mapei Sport».
fonte: tuttobiciweb
L’intervista audio:
Tanti piccoli Giri d’Italia in solitario: è il modo scelto da Ivan Basso per scontare la sua squalifica. Nei suoi allenamenti spunta periodicamente anche la simulazione di corse a tappe: per brevi che sembrino (5-6 giorni la durata massima), sono durissime. Lui la chiama espiazione: conscio che, per farsi perdonare del tutto, dovrà ricominciare a vincere.
Nel suo ciclismo-ombra, Basso non è solo: lo accompagna Aldo Sassi, comasco di Valmorea, 49 anni, podista mediocre in gioventù, come racconta lui, affermato preparatore sportivo, come raccontano le cronache e anche la storia. Di lui ci sono tracce all’epoca dei record di Moser e, in tempi più recenti, nell’epopea Mapei, di cui è stato non solo tecnico ma anche amministratore unico. Di quell’esperienza gli restano le vittorie, la filosofia di lotta al doping e la direzione del Centro Mapei Sport di Castellanza, in provincia di Varese. Al quale Ivan Basso ha bussato per avere un aiuto che fosse, al tempo stesso, efficace e credibile: come vuol essere il suo ritorno al futuro.
Così è nato il nuovo sodalizio fra uno dei pochi ciclisti ad aver pagato le sue colpe per esser finito nell’inchiesta Operacion Puerto e il tecnico sportivo che difende e sostiene un ciclismo corretto. A cosa possa portare lo diranno i risultati che Basso otterrà nella sua seconda vita. Come ci si possa arrivare, lo racconta chi ci sta lavorando. Continua a leggere »











