Gennaio 30 2010
Le dolci fatiche di Basso ”Voglio vincere tutto”
CASSANO MAGNAGO - Il cielo è bianco di neve sopra il villino di Via Don Orione e qualche fiocco scende lentamente. Birillo abbaia. Due gradi sotto zero; tempo da lupi. Ivan Basso è appena rientrato a casa e si offre alle sapienti mani di Carmine Magliaro, il fido fisioterapista. Per capire cosa voglia dire ciclismo e ciclismo da professionisti scrupolosi bisogna venire qui a Cassano Magnago in un giorno qualsiasi di gennaio; qui, nella terra di Insubria, pallida, gelata come un frigorifero e vedere la faccia del vincitore del Giro 2006 ancora livida di freddo. Quattro ore nel gelo su e giù per le salite dei dintorni a spingere sui pedali e negli occhi un lampo di soddisfazione malcelata. “Vedi? - indica lo schermo del portatile - guarda qui; questo sì che è un bell’allenamento: 20 minuti a ritmo veloce; 20 al medio e poi le salite in serie. Vedi il numero delle pedalate? 90-95 come quando andavo forte al Giro che ho vinto. Sai cosa dico? Quest’anno Ivan Basso è tornato davvero. Ivan, quello vero”. La Spagna delle corse a tappe ha un certo Contador, dominatore di Tour, Vuelta e Giro: indubbiamente l’atleta più forte nelle corse a tappe. L’Italia ha lui, il varesino emerso dalle nebbie di una lunga squalifica doping e attualmente l’atleta più tagliato per far sognare la gente lungo le strade del Giro d’Italia. “Ho pagato. Ho espiato. Per me quella è una storia finita. Un brutta parentesi, ma ora ho tutto il diritto di dire quello che penso. E adesso penso solo a quello che voglio fare quest’anno: cercare di vincere il Giro o il Tour”.
Via l’umile saio del bastonato dalle circostanze, ecco il nuovo Basso.
“Non mi pesa fare la vita del corridore. Nevica qui a casa? Non importa: esco con la mtb e le gomme chiodate. Piove? Prendo auto e bici e vado in Liguria, o in Toscana, dove il cielo è sereno. Fortunatamente oggi si può”.
Trentadue anni fatti a novembre e ancora la voglia di un ragazzino esordiente.
“Il freddo? Le ore in bici e i chilometri in salita? Questo è il mio lavoro. Ho un conto in sospeso anche con te, che mi hai dato fiducia. Voglio rivincere il Giro. Per me, per la mia famiglia, per la gente che mi vuole bene. E sono tanti. Per i dirigenti della Liquigas che mi hanno preso quando ero come una macchina incidentata e hanno creduto in me come uomo e come atleta”.
Riecco Ivan il Terribile. Ma sarà dura con concorrenti agguerriti già all’interno della squadra: Pellizzotti, Kreuziger, Nibali. Per non parlare di Contador, Armstrong e gli altri …
“Troppi capitani? Il ruolo di leader te lo devi conquistare con i fatti. E a me la cosa non preoccupa: so che se torno ad essere il vero Basso nessuno mi metterà i bastoni fra le ruote”.
Però se i fatti sono quelli della scorsa stagione…
“Anche io non mi sono piaciuto. Quinto al Giro, quarto alla Vuelta, tanti piazzamenti, nessun acuto. In tutta la stagione ho avuto sensazioni buone, ma mai eccellenti. Perché? La troppa voglia di fare. Il voler gareggiare subito in Argentina su ritmi forsennati. Il desiderio di recuperare il tempo perduto con la squalifica”.
Qualcosa è pur mancato.
“Il ciclismo si rinnova nei mezzi e nella tecnologia, ma la stagione comincia sempre con l’inverno in palestra, la ginnastica, lo stretching e poi tecniche antiche, come l’uso dello scatto fisso, chilometri e chilometri di fondo e salita. Ecco cosa è mancato. D’accordo con Sassi e i tecnici della squadra sono tornato a questa preparazione e mi sento già un altro”.
Tanto lavoro, tanta fatica per poi magari vedersi sopravanzato da atleti che si rivelano dopati. Non le da fastidio?
“Dico che non mi importa nulla. Io non ero pronto per vincere: non c’ero con la testa, punto e basta. Ora è già diverso. Credo di avere avanti 4-5 anni di carriera dove niente mi è precluso”.
Però con l’iridato Evans al Giro e Contador al Tour sarà molto difficile. Entrambi vanno forte contro il tempo e in salita.
“Ma io sto migliorando molto a cronometro: ci lavoro tantissimo. Le legnate che ho preso al Giro sono servite. Ricordate la tappa delle Cinque Terre? Ce n’era per stendere chiunque dopo quella batosta. Però io non sono uno che molla: mezz’ora dopo ero già a pensare cosa avrei potuto fare per migliorare. Certo, se Contador sarà quello formato 2009, sarà dura: arrivare secondi sarà come vincere. Lui è un fuoriclasse assoluto, bisogna tenerne conto: come Federer, Ronaldinho, Usain Bolt. Di quelli che ne nasce uno ogni tot anni”.
E Armstrong?
“Occhio, perché quest’anno sarà ancora più forte. Intanto ha vinto 7 Tour e poi è arrivato terzo l’anno scorso dopo 4 anni di vita normale e solo qualche maratona… Quando Lance crede in qualcosa diventa una macchina da guerra”.
Ma ha 37 anni…
“Conta la testa e la voglia di fare sacrifici, non l’età. E poi la scienza ci dice che fino a 40 anni le qualità fisiche non decadono più di tanto. E’ un serissimo concorrente per la vittoria, credetemi”.
Cambia finalmente questo ciclismo travagliato dal doping?
“Cambia, cambia. Io guardo nel mio gruppo: abbiamo un regolamento di 30 pagine; regole severe. Non si scappa. Siamo controllatissimi prima di tutto dalla nostra squadra. Se lo sponsor per primo ti dice: non mi interessa se vinci o vincerai, ma voglio l’immagine pulita, vuol dire che qualcosa è cambiato”.
E il futuro?
“Ci sono giovani emergenti e a posto come Nibali, che è un vero guerriero. E altri come l’olandese Gesink, il lussemburghese Andy Schleck. La nuova generazione ha un grande futuro, ma, occhio, perché ci siamo ancora noi”. (30 gennaio 2010)
di eugenio capodacqua
(repubblica .it)











