Gennaio 19 2010
Ivan, non cambiare mai. Non c’è motivo
CASSANO MAGNAGOSe un treno lo investisse, e in parte è successo, Ivan Basso alla fine tornerebbe sempre a essere l’uomo che vedete in queste foto: nuovo, anzi migliore. Di lui abbiamo sempre invidiato la capacità di ricevere da Micaela e dai figli Domitilla e Santiago una spinta che il 99% dei ciclisti, in generale degli sportivi, tutti ricurvi sulla loro bicicletta o sul loro mestiere, non saprebbero trovare altrove. Invece l’altrove di Ivan è sempre stato un luogo più giusto perfino dei trionfi e delle cadute, fatto da occhi talmente azzurri, baci così soffici e abbracci così profondi da risultare irresistibili. Ed è per questo che vorremmo dirgli di non provare a essere un uomo diverso da quello che è stato nell’anno del ritorno e di non cercare di porsi ai compagni (soprattutto a Pellizotti, dioscuro della Liquigas), alla sua squadra e all’esterno in maniera differente. A noi è sempre piaciuto e piace così com’è, con un volto acqua e sapone da eterno fanciullino su cui i graffi del nemico, perfino se dovesse nascondersi in casa, alla fine scivolano via. Scacciati e scavalcati dalla sua purezza. A noi piace questa sua ricerca inesauribile dell’affetto, dell’amicizia, della sensibilità negli altri che sono l’esatto contrario della ricerca del consenso. Piace perché è tipica di chi trova nelle persone che ha di fronte un motivo sempre nuovo per diventare migliore.
Non c’è bisogno di altre diete o specialisti e forse neppure di una posizione diversa nelle cronometro perché Ivan ha sempre vinto, come persona prima che come ciclista, ascoltando la voce che saliva da dentro prima di quelle che venivano da fuori.
Non abbiamo bisogno di un’altra maglia rosa al Giro né di vedere un Basso ancora più leader o vincente perché nessuna di queste soddisfazioni potrebbe eguagliare la conquista più grande: salire in bicicletta con un numero sulla maglia dopo anni di nulla e scoprirsi un uomo più forte e straordinario di quanto lo fosse mai stato prima. E’ questo il suo insegnamento: è più difficile tornare che vincere un Giro o un Tour, ma lui ce l’ha fatta.
Andrea Confalonieri
fonte la provincia di varese










