« La bicicletta insegna cos'è la fatica, cosa significa salire e scendere - non solo dalle montagne,
         ma anche nelle fortune e nei dispiaceri - insegna a vivere. Il ciclismo è
             un lungo viaggio alla ricerca di se stessi. »

Forum

by ivanbassoblog.com

Utente attuale: Ospite Collegati Registrati
Registrati

Cerca 
Cerca nei forum:


 




Addio Franco Ballerini

UtenteMessaggio

15:10
8 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

21

Ricordo benissimo quel momento. In assoluto il più esaltante della mia vita a livello sportivo. L'ingresso nel velodromo di Roubaix. Quando laggiu', in fondo al viale alberato, a pochissimo dall'arrivo, intravedi la sagoma dell'impianto sportivo con l'anello in cemento, epilogo della corsa. E allora ti prende un misto di emozioni praticamente indescrivibile. Brividi. Gioia. Frenesia. Felicità. Soddisfazione. Infine, all'ingresso, lacrime di commozione. Certezza di aver compiuto, comunque, un'impresa. Sulle orme e nel ricordo dei grandi del ciclismo.

Ma quel giorno, 11 giugno 2006, il pensiero ando' ad un'atleta umile, semplice ma infinitamente grande ed amato da quelle parti:

Franco Ballerini, per tutti “Ballero”, ma lassù, in Francia ai confini con il Belgio, da sempre “Monsieur Roubaix” !!!  

15:58
8 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

22

Quella sua eccezionale umanità


Disponibile, sorridente, luminoso: Ballerini

Si dice sempre che chi informa deve tenere il tono e l'occhio distaccati dall'evento di cui scrive. Si dice anche che non è consigliabile scrivere basandosi sulle emozioni del momento e sulle lacrime che scendono.
Franco Ballerini è morto.
Sì, è morto. L'ho letto stamattina accendendo il computer. La telefonata persa di un collega sul cellulare avrebbe dovuto farmi capire che era successo qualcosa di importante e - vista l'ora - di poco gradevole.
«È proprio un gran figo»: si scherzava ieri a Donoratico con l'amico fotografo, guardando da lontano il ct dell'Italia, a colloquio con Bettini e Nocentini. Franco lo era davvero, e sapeva di esserlo, con quel ciuffo e quelle basette sempre curate alla perfezione. Ma il vero essere “figo” di Franco non era l'estetica: era l'umanità, era la disponibilità.
Il primo ricordo personale risale al Giro del Lazio 2004: l'arrivo a Nettuno, nella “mia” Nettuno, non me lo posso di certo perdere, e mi piazzo circa 100 metri dopo il traguardo, ché la volata voglio vedermela tutta. Ben prima dell'arrivo, già sul posto con gli amici per assicurarci i posti migliori, c'è un signore che passeggia senza un'apparente finalità. È Franco Ballerini, il ct della Nazionale italiana. La gente di Nettuno però non è ciclofila, e non lo saluta. «Ciao Franco!», gli faccio io da semplice spettatore appassionato. «Ciao!», mi risponde lui, mentre si avvicina alla transenna per scambiare qualche chiacchiera con me, su Celestino e su Bartoli, sul Mondiale di Verona e quanto fosse bello aver trovato al Giro di pochi mesi prima un corridore giovane e vincente come Damiano Cunego. A fine chiacchierata, sembrava più contento di me.
Da quel primo contatto all'ultimo saluto di ieri di strada ne è passata tanta. E anche di tempo. Agosto 2004, febbraio 2010. Possono succedere un'infinità di cose in cinque anni e mezzo.
Può succedere che quell'appassionato inizi a scrivere su un sito di ciclismo - questo - e inizi ad incontrare Ballerini non più al di là di una transenna, ma sullo stesso lembo d'asfalto e con un pass simile al collo. Franco ha memoria, ti riconosce. Saluta e stringe la mano con lo stesso «Ciao!» di qualche mese prima. Non ti dice niente, però, ma sa che sta salutando quello stesso ragazzo che a Nettuno lo chiamò da dietro una transenna.
La “disfatta” mondiale di Madrid 2005 mi “costringe” ad un voto impietoso per il ct azzurro nelle pagelle di fine corsa: 3. Fui anche esagerato, chiedendo - pensavo retoricamente - a fine giudizio, allo stesso Ballerini, se fosse davvero sicuro di essere l'uomo giusto per la guida dell'Italia. Non vi dico la sorpresa quando qualche mese dopo, in quella stessa Donoratico dove ieri gli ho stretto la mano per l'ultima volta, salutandolo mi disse: «Ho visto che dopo il Mondiale mi hai messo 3, eh?». «Sì, cittì, ma senza rancore», gli risposi forse balbettando e sicuramente non chiamandolo per nome, quasi a voler prendere un po' di distanza - pensando fosse necessario - da chi invece stava creando un ulteriore punto di contatto.
Al Tour 2006 pensai di contattarlo per proporgli una rubrica. Gli altri ragazzi del sito si dissero d'accordo e feci la prima telefonata. «Accetto senz'altro, mi farà piacere commentare questo Tour de France», fu la sua risposta. Per il timore di disturbarlo troppo, gli proposi di sentirci ogni cinque giorni: ne uscirono quattro puntate dense di spunti tecnici e con un occhio particolare verso i corridori italiani, ma non solo.
Al Giro del Lazio di quell'anno - a Rocca Priora e non più a Nettuno, però - lo avvicinai di nuovo, lo salutai come sempre e gli chiesi se avesse capito che ero io il ragazzo di Cicloweb che lo chiamava durante il Tour. «Certo, certo, anzi: mi sono divertito, quando vuoi si può rifare senza problemi», fu la sua - sempre sorridente - risposta. A quel punto, in un attimo di egocentrismo, mi lanciai: «Franco, ma si ricorda che due anni fa ci salutammo a Nettuno al di là di una transenna?». «Certo! Anche perché quel giorno mi fermasti solo tu…». Da quel “tu” in poi, la cortesia del “lei” lasciò spazio ad un tono sicuramente più amichevole e confidenziale.
Il resto della storia ve lo risparmio e me lo risparmio, ché ricordare tutte le chiacchiere con Ballerini è anche un esercizio vagamente sadico di cui faccio volentieri a meno. Ho scritto questo pezzo perché c'è modo e modo di svegliarsi la domenica mattina, e quello di oggi è stato davvero pessimo. Ci si stupisce sempre di quanto la morte di determinate persone - vicine ma non vicinissime - possa far star male.
Oggi è un brutto giorno per tutti, oggi è un brutto giorno per il ciclismo.
Franco Ballerini è morto. E noi possiamo solo piangerlo e ricordarlo.

Mario Casaldi

19:26
8 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

23
Sono costretto a violentare i sentimenti più profondi per riuscire a scrivere di Franco al passato remoto. Ci provo nei momenti in cui gli aneddoti simpatici si intrecciano ai ricordi più tribolati di una vita che per lui è sempre stata schiava di una sorta di contrappasso. Mi soprannominò e mi chiamava bonariamente «Presidente». E non perché vantassi quella carica in chissà quale società da lui frequentata, bensì perché un giorno — strapazzando un po' la deontologia giornalistica — mi inventai «Presidente» di un fantomatico Club Ballerini di Alberobello pur di intervistarlo al telefono. In qualche modo ingannai sua suocera a fin di bene, superando l’ostacolo che Franco aveva messo tra sé e il mondo nei giorni della cocente sconfitta patita da Duclos-Lassalle a Roubaix: débacle che fu propedeutica a due trionfi altrettanto eclatanti.
Il «Presidente» venne sempre coinvolto nelle scelte di Franco, di lavoro come di vita. Lo stesso riguardo venne coltivato dal «Presidente» divenuto direttore del Giro d'Italia, tenendo aperto il dialogo costante e costruttivo sulla scelta delle montagne da inserire nelle tappe-chiave della competizione o delle difficoltà caratterizzanti le classiche. Mancherà a tutti. È già chiaro. Mancherà un pochino di più al «Presidente».

da La Gazzetta dello Sport a firma di Angelo  Zomegnan

«Mi telefonano alle 9. Niente di grave, mi dicono. Capisco che non è vero: se è niente di grave, neanche ti chiamano. Quel niente di grave nasconde qualcosa di grave, gravissimo, o forse di più. Devo andare a La Spezia, c’è mio figlio Gianmarco, 16 anni, che gioca a calcio, la sua prima partita da quando ha avuto un infortunio al ginocchio, legamento collaterale spezzato, otto mesi tra stop e recupero, prima partita nella Lucchese dopo la cessione dall’Atalanta. Mando i miei genitori. Io salgo in macchina e vado all’Ospedale di Pistoia. Un quarto d’ora di strada, ci arrivo prima dell’ambulanza. Se Franco non è ancora arrivato, penso, allora è ancora più grave di quello che temevo.

«IL SUO VISO»
L’ambulanza arriva prima delle 10. Gli addetti aprono gli sportelli, estraggono la lettiga, c’è uno specialista che sta cercando di rianimare Franco. Si precipitano nel pronto soccorso. Un quarto d’ora dopo mi chiama un medico. E’ morto, gli dico io. Lui mi chiede di entrare, di sedermi, di ascoltarlo: si è rotto l’osso del collo, è morto sul colpo, non se n’è accorto. Chiedo di vederlo, anche solo per un attimo. Va bene, mi fa. Franco, eccolo: il viso, poi il lenzuolo. Sembra che dorma. Ha un tampone nell’orecchio. E la sua tuta è insanguinata, dalle spalle ai piedi».

IN FAMIGLIA
Sabrina è a casa, con parenti, amici e Luca Scinto che non si dà pace. Gianmarco c’è, l’altro figlio, Matteo, 10 anni, no: è fuori, con gli amici. «Ci siamo conosciuti che io avevo 15 anni e Franco 21. Qui, a Casalguidi. Lui, dilettante, correva per la Magniflex. Lui non era nessuno, io non lo sono mai stata. Ci siamo piaciuti subito. L’educazione, la generosità: dev’essere stato quello a conquistarmi. Quattro anni dopo, il 28 ottobre 1989, ci siamo sposati. La donna di un corridore non ha la vita facile: il suo uomo non c’è mai. Allenamenti e corse. E a volte, quando c’è, ha la testa via, via sempre là, allenamenti e corse.

«I GETTONI»
Era pochi anni fa, eppure sembra preistoria: i telefonini non esistevano, Franco mi chiamava con i gettoni, i gettoni non bastavano, le frasi rimanevano sospese. Poi, quando ha smesso di correre, la vita non è cambiata: sceso di bici, Franco è salito in macchina. Forse anche la donna di un ex corridore non ha la vita facile: anche il suo uomo non c’è mai. Il bello di Franco è che non diceva mai di no, a nessuno. Certe sere andava a quattro appuntamenti: l’antipasto di qua, il primo di là, il secondo di su, il dolce di giù. Il brutto di Franco è che non sapeva dire di no. Ogni tanto qualche no ci vuole, ti salva, ti protegge. Altrimenti ti toglie, ti sottrae, ti deruba. E quello che dava agli altri, lo prendeva da noi. La qualità resisteva: perché Franco, quando c’era, c’era. Ma la quantità non esisteva più».

IL DOLORE
E’ bella, Sabrina, bella anche nel suo dolore senza lacrime. «Cinque anni fa, Matteo, una diagnosi impietosa: tumore maligno alla testa. Lì, le lacrime, le ho versate tutte. Si può chiedere tutto, a una madre, ma non la pelle, l’anima, il cuore dei figli. Ho pianto, imprecato, pregato. Ho raso al suolo la mia vita e poi l’ho ricostruita, anche con la fede. Prima ti disperi, poi ti arricci le maniche e ricominci. E Franco c’era, l’abbiamo condivisa. Matteo è stato operato, è guarito. Il 27 gennaio ha fatto l’ennesima risonanza magnetica, il 10 febbraio avrà una visita di controllo. Senza poter mai cantare vittoria, ma con la fondata speranza di aver combattuto, lottato e sconfitto  il cancro. Come ho accettato e subito la malattia di Matteo, così accetto e subisco la morte di Franco. La subisco, ma non la capisco».

IL BABBO
Si arriccia le maniche, Sabrina, maglietta e jeans sdruciti: «Pensavo: se manca il babbo, almeno la mamma deve stare a casa, altrimenti i figli che li fai a fare. Così alle corse non mi avete mai vista: Olimpiadi, Mondiali, Giro, classiche, trofei, circuiti… Solo una volta, al Mondiale di Verona, quando sull’ammiraglia di Franco hanno tirato le uova perché non aveva convocato Rebellin. Mai chiesto un pass, ero confusa fra il pubblico. Sempre stata così: arrivo dove posso arrivare con me.

«NON È GIUSTO»
Mai andata neanche ai rally, mai piaciuta la sua passione per le macchine. Brontolavo, poi mi sono arresa: se questo era il suo sogno, il sogno della sua vita. La mia continua. E’ venuto il parroco, preoccupato, voleva fare il funerale in piazza, all’aperto, gli ho detto che è meglio che Franco stia in casa, in chiesa, al chiuso. E’ venuto il medico, due volte, preoccupato per la mia anemia. Sono io a dire loro di non preoccuparsi. Tiro fuori tutto. Le donne sono forti e io sono una donna forte. Ma non è giusto che, visto che sono forte, debbano capitare tutte a me».

da La Gazzetta dello Sport a firma di Marco Pastonesi

al fianco di franco c'era e continua ad esserci una grande donna

21:09
8 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

24

Si veramente una donna splendida Sabrina! Non potrebbe essere diverso. Al fianco di un grande Uomo necessariamente dev'esserci una donna speciale. Ce lo dicono le sue dichiarazioni. E ce lo dice il suo dolore composto e la sua dignità in un momento così difficile dopo averne vissuto un'altro, altrettanto difficile, con la malattia del figlio.

Si davvero Sabrina. Sei una donna forte. Veramente. Ma perchè debbono capitare tutte a Te???

Un'altra domanda senza risposta. Oppure con una risposta che noi umani comprendiamo con troppa difficolta!

22:38
8 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

25

IVAN: «DOLORE ENORME»
Ivan Basso è sconvolto. In ritiro con la Liquigas sul monte Teide, la notizia della morte di Ballerini è arrivata come uno schiaffo: «Siamo quassù in totale solitudine, completamente isolati e senza giornali. C'è solo un computer nella hall dell'albergo ed è lì, da internet, che prima di uscire in bici abbiamo saputo». La reazione di Ivan: «Incredulo, ancora penso che non sia vero, che sia uno scherzo malriuscito. Faccio fatica a dire qualcosa, sono senza parole: non c'è spiegazione a questa cosa, non c'è una spiegazione razionale». Un ricordo: «Ci sentivamo spesso, mi chiamava ogni quindici giorni per sapere come stavo, come andava la gamba, gli allenamenti: è un dolore enorme. Di lui posso dire che non era solo un ct, sapeva andare oltre: per me era un amico. Uno che nei due anni della squalifica non mi ha mai voltato le spalle, anzi: mi chiamava spessissimo e mi è stato molto vicino, e questa cosa non la dimenticherò mai. E poi ho nella mente il rapporto bellissimo che aveva con la mia famiglia, con i miei bimbi

Da La Provincia di Varese

23:51
8 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

26
«Cento per destra quattro, sporca, apre…»
''Dopo la morte di mio fratello Sauro, Franco mi rimise in strada. Che posso dire di piu'… non posso piu' parlare''. Una lacrima scivola sulla guancia di Paolo Bettini, appena arrivato di fronte alla camera ardente dove un lungo corteo di amici e semplici cittadini rende omaggio a Franco Ballerini. Bettini perse il fratello Sauro, 42 anni, in un incidente stradale a Bibbona (Livorno) il 2 ottobre del 2006, pochi giorni dopo la conquista del suo primo titolo mondiale. Il 14 ottobre il 'Grillo' vinse il Giro di Lombardia.
 ''Cento per destra quattro, sporca, apre'' sarebbero le parole dell'ultima frase pronunciata da Franco Ballerini prima di morire a causa dello schianto contro un muro della Clio da rally, di cui era il navigatore, nella Ronde di Larciano, ieri.
Una frase incomprensibile ai piu' ma chiara per gli appassionati di rally: e' una 'nota' - in gergo, la descrizione del percorso di un rally - che indica nel dettaglio una curva medio-veloce e relative insidie.
La frase fa parte della registrazione della telecamera di bordo della vettura. Tra le varie cose, la polizia municipale di Serravalle Pistoiese, che svolge accertamenti sull'incidente, ha anche sequestrato il quaderno delle note di tutto il percorso del rally che Ballerini ha stilato per il pilota Alessandro Ciardi.
da Tuttobiciweb
Destino veramente incredibile anche per il “grillo” Paolo Bettini, due volte Campione del Mondo e medaglia d'oro olimpica sotto la guida di Franco Ballerini. Più che un C.T. era un fratello per Paolo che perse il fratello Sauro di soli 42 anni in un analogo incidente stradale circa 3 anni fa. Ora, riunendo tutta la forza che gli è rimasta e facendo leva sul suo carattere di eccezionale combattente Paolo Bettini potrebbe essere candidato a sostituire l'amico fraterno sull'ammiraglia della Nazionale. Una scelta che ” Ballero”, ne sono certo,  accoglierebbe con il suo solito indimenticabile sorriso!

07:06
9 Febbraio 2010


miky70

Member

Pesaro

messaggi834

27

Era domenica anche quando ho saputo che era morto Marco Pantani….

Il ciclismo piange ancora e non sorge mai il sole!

09:40
9 Febbraio 2010


gioele

Membro

BONONIA

messaggi1358

28

…. e pensare che forse sarebbe bastato avere la testa meno chinata sugli appunti da navigatore in quel momento!!! ….. certo che come si dice: “la fortuna è cieca ma la sfortuna invece ci vede benissimo!” Purtroppo!!! Arrabbiato 

14:17
9 Febbraio 2010


Giuseppe Costa

Member

Villabate (PA)

messaggi524

29

anche io vorrei vedere bettini sull'ammiraglia dell'italia… Ballerini non avrebbe nulla da ridire

16:51
9 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

30

Visconti: “Un anno terribile”

CASALGUIDI (Pistoia) - Giovanni Visconti si dice svuotato: “E’ stato un anno terribile, e non è ancora finito. Non riusciamo neanche più a contare i nostri morti. Solo nell’ultimo periodo Fazio, Orsani, l’ucraino Shapalov, adesso anche Ballerini. Ieri mattina, alle 10, entro al bar, su a San Baronto. E’ un bar frequentato dai vecchini della zona, del posto. Di solito: un caffè, una chiacchierata, un’occhiata alla ’Gazzetta’, e poi via per l’allenamento. Stavolta no, stavolta m’investono: ma lo sai?, ma non lo sai?, non l’hai saputo? non te l’hanno detto? Rispondo: che cosa?, e già intuisco che è stata una disgrazia. Mi dicono: Ballerini. Rimango lì, stonato, suonato, stravolto, senza trovare un senso, mi metto le mani in testa, che poi è il casco, quindi reagisco, esco, salto sulla bici, invece di tre ore ne pedalo cinque, senza una direzione, mi faccio prendere anche da una crisi di fame. Da allora giro a vuoto, vado, mi fermo, proseguo, ripenso. A colpi di flash. Flash di vita vissuta con Ballerini. Il primo flash, quando proprio in questa piazza - avevo 15 anni, ero al primo anno da allievo, correvo per la Milleluci, che era stata anche la sua società - Ballerini mi regalò un paio di occhiali così grandi che ci ballavo dentro. Il secondo flash quando Luigi ’Ragnolino’, suo suocero, portò me e mio cugino Agostino a casa sua, a vedere i cimeli di Ballerini: foto e articoli, trofei e maglie. L’ultima volta che ci siamo visti è stato martedì scorso, alla cena della Larcianese. Io, Ballerini e c’era anche Nibali. Ballerini e Nibali che mi prendevano in giro per la crisi di freddo che ho sofferto al Giro della Provincia di Reggio Calabria: vuoi che la prossima volta ti portiamo un giubbetto, una giacchetta, un cappotto? Poi Ballerini che mi invitava al rally di domenica: vieni a vedermi? Poi Ballerini e Nibali che scommettevano su chi sarebbe arrivato primo nella prova speciale del rally”. (gazzetta)

Scinto e il suo Ballerini
“Era il mio riferimento”

L'ex ciclista ricorda il suo amico: “Mi ha guidato lungo tutta la mia carriera, da quando ero dilettante a quando ho deciso di smettere per mettermi a caccia di nuovi talenti. Lo conoscevo da sempre, ma quando è stato il mio c.t. gli ho portato dovuto rispetto”

Luca Scinto in azzurro al Mondiale di Zolder. Ap
Luca Scinto in azzurro al Mondiale di Zolder. Ap

CASALGUIDI (Pistoia), 8 febbraio 2010 - Luca Scinto non sta mai fermo, neanche adesso. Va e viene, anche da casa Ballerini. Cerca di consolare, ma non riesci a consolarlo. “Franco, io dilettante, lui professionista. Poi tutti e due professionisti, e allora si andava ad allenarsi tutti insieme. Ci si trovava sul viale che da Pistoia va ad Agliana: ’il Ballero’, Sciandri, Sorensen, Fornaciari, io, poi si proseguiva e s’incontravano Bartoli e il gruppo dei pisani. Quando Franco voleva allenarsi per le sue corse, allora ci faceva morire: prendeva un passo, lo teneva per ore, non c’era verso di fermarsi neanche per un caffè. Quando è diventato c.t., mi rimproverava: ’Trattami da amico’. E io: ’Eh no, adesso sei il c.t., quando si è io e te, allora ti mando anche a quel paese, ma quando si è in pubblico, ti devo rispettare’. Al Mondiale di Lisbona 2001 ho sentito voci che mi davano fra gli azzurri. Gli ho telefonato: ’Cancellami dalla lista, lasciami a casa, non sono in forma per un Mondiale’. La mia onestà - con la nostra amicizia non ci ho mai marciato - dev’essergli piaciuta. Un anno dopo, al Mondiale di Zolder, mi ha promosso addirittura titolare”.

amico e c.t. — “Per tranquillizzarmi, ma anche per caricarmi, mi diceva: ’Meglio uno come te al 50 per cento, ma fedele, che un corridore al 100 per cento, ma infedele’. Quel giorno ero al 100 per cento: ci si è messi davanti, alla testa del gruppo, io e Bramati, e si è tirato per 230 chilometri. Alla fine noi due eravamo finiti come calzini, però la squadra ha vinto e Cipollini trionfato. Dopo il Lombardia, sono andato proprio da Franco e gli ho chiesto che cosa dovessi fare: smettere o continuare? Raccontami, mi ha invitato lui. Gli ho detto le proposte ricevute dalle altre squadre, visto che la Mapei avrebbe chiuso, e anche le sensazioni in corsa, la voglia in allenamento, il fuoco che non era più così acceso. ’Meglio che smetti subito’, mi ha detto. Ha scritto una lettera a mia firma, me l’ha fatta leggere, l’ho spedito alla squadra, ed è finita così. Franco è stato il mio punto di riferimento anche come direttore sportivo. Gli chiedevo, gli domandavo, mi fidavo. La gestione del gruppo, lo spirito di squadra. Un giorno gli ho telefonato: ’E il mio bambino?’. Mi riferivo a Visconti. ’Allenalo bene, ché al Mondiale manca un mese, ma a lui non dire nulla’. Ho capito che lo avrebbe convocato per Mendrisio, e così è stato. E sul mio modo di guidare l’Isd, all’attacco, all’avventura, alla garibaldina, mi ripeteva: ’Tu li vivi, li respiri, li conosci. Trasmetti ai ragazzi quello che senti. Quello che senti è la cosa giusta'”.

16:54
9 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

31

Il Ballero riposa in pace

Avvolto nella bandiera olimpica, omaggiato da migliaia di appassionati, sino a notte inoltrata e ancora di prima mattina (la camera ardente è stata appositamente riaperta, stamani alle 8), è la tarda mattinata quando il feretro contenente il corpo di Franco Ballerini lascia la sala polivalente della Misericordia e attraversando due ali di folla, raggiunge la Chiesa di San Pietro e Paolo.

Lo accoglie l’applauso scrosciante della folla, tanti urlano ‘Forza Franco’. Altri non ce la fanno e piangono. Gli rende omaggio anche il cittì azzurro del calcio Marcello Lippi, ammutolito dal dolore. C’è tutto il mondo del ciclismo italiano nell’ultimo saluto al Ballero, ci sono i vertici dello sport italiano, c’è l’omaggio floreale dell’Inter che era la sua squadra del cuore. C’è il vecchio Alfredo Martini che ha finito le lacrime e hai ragione caro Alfredo “Quanti morti ci si porta appresso, addosso, sulle spalle. Deve essere per quello che più si va avanti, più ci s’ingobbisce”.

Ci sono i campioni di oggi e di ieri, c’era quel ciclismo buono, fatto di persone perbene che si davano la mano e Franco era uno di quelli che a tutti la porgeva, ricorda Beppe Saronni. C’è chi non se l’è sentita di venire anche se abita a due passi da qua, anche se Franco lo conosce da sempre, ma gli è bastato vederne un attimo la camera ardente per desistere, perché è un agonia, una cosa disumana, vedere Franco lì, immobile piange dal web Giovanni Visconti. C’è quella foto proiettata dietro la bara, c’è il Ballero da solo e in trionfo nel Velodromo di Roubaix. Ci tappezzarono tutta Casalguidi 12 anni fa con quell’immagine per celebrare l’impresa del Ballero, non risparmiarono né gli alberi né le porte delle case. Appesero un enorme lenzuolo bianco da una parte all’altra della strada, come fosse uno striscione d’arrivo e ci scrissero sopra, Casalguidi saluta il Ballero.

Inizia puntuale alle ore 15 la cerimonia funebre, che termina un’oretta dopo. Marco e Franco insieme in Paradiso, dice papà Pantani, è venuto anche lui in questo freddo pomeriggio nei dintorni di Pistoia. Comincia allora il breve viaggio di Franco verso il cimitero comunale di Casalguidi, dove adesso dormirà il sonno dei giusti.

L’eterno riposo doni a te il Signore, risplenda su di te la luce perpetua. Riposa in pace Franco ma aiutaci. La vita va avanti, il ciclismo italiano deve andare avanti. Ma quest’ oggi quaggiù siamo svuotati, fermi, immobili. Non sappiamo più dove andare. Addio Franco, non ti dimenticheremo mai.

17:05
9 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

32

essermi risvegliato

Ballerini, parla il pilota “La nostra prima gara ricordo le curve poi nulla»

Oggi a Casalguidi il funerale del ct azzurro

Pistoia, 9 febbraio 2010 - «Sento come un gran vuoto che non so dire. E’ stata una questione di millimetri, una serie di curve ravvicinate, una dietro l’altra. Poi più niente. Il buio. Ricordo solo di essermi risvegliato in ambulanza». Steso su un letto all’ospedale del Ceppo con il bacino fratturato, Alessandro Ciardi, 35 anni, fatica a ricordare gli attimi dell’incidente di domenica al rally Ronde di Larciano costato la vita al suo navigatore, il ct della Nazionale di ciclismo Franco Ballerini.
 

«Rammento — dice a bassa voce, quasi soppesando le parole — di essere al volante e con lui accanto, e poi più niente. Solo all’ospedale ho saputo che era morto». Ha ancora gli occhi lucidi mentre racconta gli istanti della tragedia. A bordo della sua Renault Clio R3 ha perso un amico, uno come lui «con la passionaccia per i rally».
 

L’ex campione della Parigi-Roubaix e commissario tecnico degli azzurri di ciclismo e il giovane pilota dilettante, perito agrario di Serravalle Pistoiese, addetto in un vivaio della provincia, stavano seduti accanto. Il primo a dare indicazioni sul percorso, l’altro, con quasi quindici anni di esperienza alle spalle, a schiacciare il piede sull’acceleratore, sterzare, affrontare gli imprevisti del percorso. «Io e Franco — continua Ciardi, con i giornali che parlano di lui sul comodino, accanto al letto — c’eravamo conosciuti qualche anno fa, nell’ambiente, forse a qualche raduno. Siamo diventati amici e abbiamo deciso di correre insieme. Per me era un onore essere in team con lui. Avremmo dovuto farlo lo scorso dicembre, nel rally del Ciocchetto, ma fu rinviato a causa della neve. Così domenica eravamo alla nostra prima gara. Eravamo entrambi entusiasti e ci siamo presentati all’appuntamento di buona mattina. Incidenti ne puoi sempre avere, quando corri nei rally. Prima o poi capita a tutti. Ma certo non mi era mai successo niente di grave».
 

Invece domenica, soltanto sei chilometri dopo la partenza, la Clio si è schiantata contro un muro di recinzione. Per Ballerini è stata subito la morte, per Ciardi una prognosi di 40 giorni e un dolore che non cesserà mai. Sempre assistito dal padre Ledo e dalla madre Teresa, il pilota riceve visite continue da parte di amici, conoscenti, appassionati di motori.Non ha ancora incontrato Sabrina Ballerini: «No, la moglie di Franco — sussura ancora Ciardi in mattinata — non l’ho incontrata, non ci ho ancora parlato. So soltanto che non ricordo nulla di quel momento e che sono tanto avvilito, che non c’è un modo per esprimere quello che sento dentro».
 

Ciardi è indagato per omicidio colposo. Un atto dovuto da parte della Procura di Pistoia che ha aperto un fascicolo sulla tragedia e che ieri mattina ha acquisito il filmato girato dalla camera-car, che dovrebbe contribuire a chiarire, insieme a tutti gli altri accertamenti che saranno svolti, la dinamica dell’incidente.
 

L’autopsia non è stata ritenuta necessaria e il medico legale ha eseguito ieri mattina l’esame esterno. Poi la salma è stata restituita alla famiglia e la camera ardente è allestita da ieri pomeriggio nella sala della Misercordia di Casalguidi, dove Ballerini viveva con la moglie e i due figli di 16 e 10 anni. Ad attendere il feretro centinaia e centinaia di persone. Anche il campione Paolo Bettini, in lacrime: «Dopo la morte di mio fratello Sauro — dice — Franco mi rimise in strada. Che posso dire di più… Non posso più parlare». L’addio a Ballerini è oggi, alle 15, nella chiesa parrocchiale.

Simone Trinci (la nazione)

un pensiero vuole anche andare ad alessandro il pilota che guidava domenica,spero che abbia la forza di andare avanti,perchè non deve essere facile riprendersi dopo ciò che è successo,anche se non dovrebbe avere nessuna colpa vatti a spiegare che non ci potevi fare niente e che è stato solo sfortuna.

20:38
9 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

33

Ballerini, ultimo abbraccio
da cinquemila amici

C'erano generazioni di ciclisti: da Gimondi a Moser e Saronni, da Fondriest a Cipollini, da Bettini a Cunego. E poi tanti uomini di altri sport, da Zanardi a Lippi: tutti dentro o davanti alla chiesa di San Pietro e Paolo a Casalguidi, nel pistoiese, a salutare Franco, il c.t. della bicicletta che se n'è andato domenica. E a stringersi intorno alla moglie Sabrina e ai figli Gianmarco e Matteo


CASALGUIDI (Pistoia), 9 febbraio 2010 - Difficile arrendersi all’idea, impossibile rassegnarsi al destino, devastante accettare la realtà, ma Franco Ballerini è morto, ha avuto il funerale, è stato portato al cimitero. Sepolto. Non c’è più. E non ci sarà più. Non lo s’incontrerà più alle corse, alle partenze e agli arrivi, ai rifornimenti e sui podi, ai convegni e ai congressi. Non lo s’incontrerà più nei bar e sui prati, sull’ammiraglia e sulla strada, fra i corridori e nella gente, con la gente, dentro la gente. C’era sempre qualcuno che osava fermarlo, interrogarlo, anche criticarlo. E non c’è mai stata una volta in cui lui non abbia trovato il tempo, e la santissima pazienza, di rispondere. Magari con un sorriso. Lo interrogavano e lo criticavano dandogli del tu, come si fa a un amico o a un parente, e non sempre a un vicino di casa. Perché lui era, veramente, amico di tutti, in qualche modo perfino parente, e certo più vicino di un vicino di casa, almeno nel cuore.

Il feretro di Franco Ballerini ricoperto di maglie da gara. Ansa
Il feretro di Franco Ballerini ricoperto di maglie da gara. Ansa

l'addio — Cinquemila persone - cinquemila vicini, se non di casa, certo di cuore - al lungo addio per Franco Ballerini. Camera ardente, messa, cimitero: tutto il percorso per convincersi che il trionfatore di due Roubaix, il ct della Nazionale di ciclismo, il Commissario Basettoni di Cipollini e Bettini, di Ballan e Cunego, da adesso in poi rimarrà come un sorriso o una parola, un pane e salame o un bicchiere di vino. Ballerini architettava e costruiva la squadra italiana, anzi, la Squadra, ma lottava anche per le piste ciclabili, per le scuole di ciclismo, per la sicurezza sulle strade, per le vacanze a due ruote. Sempre presente, rappresentava. E stavolta, dentro la chiesa di San Pietro e Paolo, e soprattutto fuori dalla chiesa, Ballerini è stato ben rappresentato. Generazioni di campioni, da Corrieri a Martini, da Soldani a Gimondi, da Moser a Saronni, da Fondriest a Cipollini, da Bartoli a Bettini, da Petacchi a Di Luca, da Cunego a Paolini, dalla Pezzo alla Bronzini. C’erano i suoi, come Tafi e Scinto, come Zanini e Nardello, che se lo sono caricati sulle spalle. C’erano i gregari. C’era lo sport, da Lippi a Zanardi. C’erano i personaggi, come Guido e Paolo Barilla. C’era la gente comune e anonima, ma conosciuta e riconoscibile, quella che fa pedalare, senza mai vincere, il mondo del ciclismo. E c’erano anche gli amici rallisti, come Rossetti, Cavallini e Piercossi. In testa al gruppo, da adesso, la moglie Sabrina e i figli Gianmarco e Matteo. Non ci sarà più Franco a prendere il vento. Dovranno pensarci loro ad affrontare acqua e freddo, chilometri e pavè. La Roubaix della vita. (gazzetta)

01:39
10 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

34

Lippi ricorda Ballerini
“Uniti dal concetto di gruppo”

I due c.t. si erano conosciuti qualche anno fa in una iniziativa di tifosi: “Da allora incontri e confronti: quello che univa il nostro lavoro, le nostre esperienze e il nostro modo di lavorare, era la gestione del gruppo. Come si costruisce una squadra. Uomini, innanzitutto, poi atleti. E su questo esisteva, fra di noi, una grande sintonia”. E Franco aveva preparato una bici da regalare a Marcello

Franco Ballerini con Marcello Lippi. Ap
Franco Ballerini con Marcello Lippi. Ap

CASALGUIDI (Pistoia), 8 febbraio 2010 - Commissari tecnici: presidenti di repubbliche fondate, per Marcello Lippi, sul calcio, sul pallone, e per Franco Ballerini, sul ciclismo, sulla bicicletta. Pallone e bici: i due regali, i due giochi, più desiderati dai ragazzi italiani. Si sono conosciuti così, Franco e Marcello, da commissari tecnici: “Qualche anno fa, per volontà di un gruppo di sportivi di Pistoia amici di un gruppo di sportivi di Viareggio. Lo sport è amicizia. C’è Franco Ballerini, mi dissero, che vorrebbe conoscerla, che parla sempre di lei. Anche a me faceva piacere conoscerlo: un uomo che faceva cose importanti e, mi sembrava, con grande serenità. Si combinò l’incontro. Anzi, due. La prima volta fu lui a giocare in casa, la seconda io. Nacque un rapporto di stima, di rispetto, anche di interesse professionale. Lui è venuto ad ascoltare me, relatore in qualche convegno di calcio, di sport. E mi ha anche invitato a parlare in un convegno di ciclismo. Perché, in fondo, quello che univa il nostro lavoro, le nostre esperienze e il nostro modo di lavorare, era la gestione del gruppo. Come si costruisce una squadra. Uomini, innanzitutto, poi atleti. E su questo esisteva, fra di noi, una grande sintonia”.

UNITI DAL GRUPPO  — Lippi e Ballerini, commissari tecnici, hanno dovuto selezionare, scegliere, schierarsi. “Ma è normale. Possono anche essere decisioni difficili, scomode, discusse, ma coerenti con un certo modo di interpretare la vita, non solo lo sport. Amiamo, amavamo, costruire un gruppo. Secondo certi principi, priorità, filosofia. Secondo qualità non solo tecniche, ma umane, morali. E per questo tutti e due abbiamo sempre privilegiato il dialogo: ascoltare, spiegare. E non è vero che, per le decisioni, per le scelte, il commissario tecnico sia un uomo solo. Per chiunque ami lo sport, essere commissario tecnico rappresenta il coronamento di un sogno, il punto più alto di una carriera”. Con Ballerini, Lippi ha conosciuto anche Alfredo Martini: “Un uomo del ciclismo, trasparente, solido nei suoi comandamenti. Abbiamo partecipato a iniziative benefiche. Bastava una telefonata, e Martini arrivava puntuale”. Con Franco è rimasto sospeso un pranzo: “Eravamo pieni di impegni. Volevamo vederci, ma c’era sempre un’urgenza, e rimandavamo”. Forse Lippi non lo sa, ma sospesa era anche una bicicletta, momentaneamente parcheggiata a casa di Franco Vita, l’autista di Martini e Ballerini. Franco il commissario tecnico l’avrebbe regalata a Marcello il commissario tecnico. Alla prima occasione. Che non c’è più stata. “Ci sono momenti belli e brutti, fantastici e orrendi - sospira Lippi -. Ma sono tutti da vivere”.

dal nostro inviato
Marco Pastonesi

L'importanza del gruppo: nello sport e nella vita. La filosofia che ha unito i C.T. delle Nazionali di calcio e di ciclismo. Fare gruppo, essere un gruppo una scelta da condividere al 100%….nello sport…nella vita….anche in un forum!!!

10:02
10 Febbraio 2010


gianmala

Membro

Asti

messaggi1386

35
 
CICLISMO/L'OMAGGIO AL NOSTRO CT
 
«Io e Franco in bici facevamo i matti»
 
Stefano Zanini, quasi un fratello per il Ballero: «Gli altri si facevano condizionare, lui andava dritto»
 
 
 

VARESE«Domenica mattina ero a casa, stavo giocando coi miei figli. Mi ha telefonato Luca Paolini e sono rimasto senza fiato. Non ci credo neppure adesso: è tutto così irreale». La voce di Stefano Zanini è rotta dalla commozione: compagno di Franco Ballerini in Mapei a fine anni Novanta, sta soffrendo come tutti quelli che si ribellano al destino crudele. Non c'è un modo o un momento giusto per morire: sono quasi tutti sbagliati. Che la Samarcanda del Ballero fosse un muretto a due passi da casa fa ancora più male.
La prima cosa che ha pensato?
Che non è possibile: abbiamo corso mille rischi andando in bici, oltretutto in quegli anni mica si usava il casco. Non sembra ma pedalare è più pericoloso che fare un rally, le macchine sono sicure. Purtroppo quello era il suo hobby: che gli sia stato fatale è una vera beffa.
L'ultima volta che vi siete visti?
A una corsa di fine stagione. Lui toscano e ct della nazionale, io varesino e direttore sportivo di un club: impegni e percorsi diversi, non ci incrociavamo spesso al di fuori dalle gare. Ma quando succedeva si parlava di tutto: le famiglie, le vicende personali belle e brutte. Non succede facilmente nel nostro mondo. Era una persona vera: un paio d'anni fa lo invitammo alla serata di Roberto Bof sullo sport disabili, rispose sì senza pensarci un secondo. Venne a Varese, l'evento gli piacque, alla fine ci ringraziò prima che lo facessimo noi.
Franco corridore com'era?
Aveva tutto: gambe, cuore e tanta testa. In borghese era l'uomo più buono e generoso del mondo, in sella si trasformava: diventava cattivo, di quella cattiveria agonistica senza la quale nello sport non vai da nessuna parte. Sul pavè volava, era il suo terreno. In quelle corse era proprio imbattibile, le sentiva dentro e le amava: senza questo approccio non arrivi manco al traguardo.
Siete stati uomini Mapei.
Una corazzata zeppa di grandi campioni, che riuscivano ad andare d'accordo perché erano uomini in gamba. Diventava normale anche piegarsi alle esigenze di squadra.
Come accadde una certa volta.
Allude alla Roubaix del '96, vero? C'erano davanti Museeuw, Bortolami e Tafi, tutti Mapei: arrivarono in quest'ordine, dettato dall'ammiraglia. Li inseguivamo proprio noi due, lui Mapei e io Gewiss: facemmo una bellissima volata per il quarto posto nel velodromo. Battei il Ballero e la domenica dopo, alla partenza della Liegi-Bastogne-Liegi, ancora pieni di adrenalina, ci scherzammo su: nessuno dei due aveva mollato di un centimetro fino alla fine.
E il Franco ct?
Nel 2001, prima di andare in azzurro, rimase qualche mese in Mapei come addetto stampa. Vinsi la tappa di Montevarchi del Giro: lui era quasi più felice di me, mi ringraziò per l'emozione che gli avevo dato.
Poi ha centrato quattro Mondiali in nove anni.
Gli è servita l'esperienza dell'esordio: a Lisbona gli italiani bisticciarono e lui capì cosa non doveva fare. «Perdendo si impara a vincere», diceva. Da allora, nel solco di Martini, aveva saputo creare ogni anno un gruppo disposto al sacrificio per il capitano unico: Cipollini e Bettini l'hanno premiato. E a Varese 2008 aveva saputo cambiare copione durante la corsa, lanciando Ballan. Andava per la sua strada senza mai farsi condizionare, come capita a molti: era carismatico, autoritario ma senza dispotismi. Sarà dura sostituirlo: della sua gestione si parlerà ancora tra molti anni.
Chi prenderà il testimone?
Vedo solo due candidati. Il più ovvio è Paolo Bettini, che già collaborava con lui. L'altro è Roberto Damiani, ds della Lotto: cristallino e sagace.
E tra i corridori?
Pieri era forte, però non è mai esploso del tutto. Oggi c'è Ballan: ha nell'anima le stesse corse.
Stefano Affolti

La Provincia di Varese 09/02/2010

12:39
10 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

36

Franco, un grande uomo, ricordato da un gigante

da «Il Resto del Carlino» del 10 febbraio, a firma Angelo Costa

Solo un gigante può ricordare degnamente un gigante. Nel momento delle parole, il magnifico Alfredo Martini regala a colui che considerava un figlio i toni misurati e giusti dell'addio. Di Franco Ballerini, il ct del ciclismo portato via a 45 anni dall'amore per i rally, l'eterno patriarca che ha il doppio dell'età del suo erede scomparso parla come di una persona 'che vorresti incontrare sempre e andare a prenderci il caffè'. Col suo dolore senza lacrime, lo immagina camminare 'nell'azzurro che amava tanto' mentre ritrova campioni del passato come Binda, Bartali e Coppi, lo vede tra le nuvole inseguito da Pantani che gli chiede che ciclismo abbia lasciato. Dà anche la risposta: 'Un ciclismo che sta migliorando, da quando ha iniziato la battaglia per cacciare dal tempio i truffaldini e i mercanti di menzogne'. Infine lo saluta, con una certezza: 'Un uomo così non potrà che essere nella pace, con tutto il nostro amore'.

E' metà pomeriggio e nella gelida piazza di Casalguidi, dove fra amici, conoscenti e appassionati sono cinquemila le persone che immobili e silenziose seguono la messa sul maxischermo, si celebra il momento più alto di un funerale che dice tante cose: su tutte, che il ciclismo sarà anche uno sport disastrato che tenta faticosamente di rialzarsi, ma in momenti come questi ha la forza di esser famiglia. A rendere omaggio a Ballerini ci sono i suoi corridori, i suoi ex compagni, i suoi meccanici, i suoi massaggiatori, i suoi colleghi tecnici, i suoi avversari da ciclista, i suoi tifosi e anche i pochi che non sono riusciti ad esserlo, i giornalisti, i fotografi, gli organizzatori: in una parola, il suo mondo. E anche altri mondi, come succede a chi sa farsi benvolere ovunque. La maggior parte di questa gente non è venuta per il commissario tecnico né per il vincitore di due Rubè: semplicemente, è qui per salutare Franco.

Paolo Bettini, un fratello. Poi Gimondi, Moser, Saronni, Bugno, Fondriest, Cassani. Cipollini, Tafi e Scinto che portano la bara con sopra le bandiere olimpica e tricolore. Ma anche il ct del calcio Lippi, il pilota Alex Zanardi al quale Ballerini aveva dato consigli per la bici paraolimpica, l'amicone Paolo Barilla. Tanti rallysti, offesi dall'assenza della loro federazione. E il signor Mapei, Giorgio Squinzi, che lo aveva eletto a corridore simbolo e adesso ne accompagna in lacrime la bara fino al piccolo cimitero del paese. Tra gonfaloni e bandiere, anche Paolo Pantani, papà del campione di cui domenica ricorre la scomparsa. 'Ballerini è stato tra i pochi a rispettare Marco: era una persona eccezionale, sono sicuro che lui e mio figlio adesso saranno insieme in paradiso' è il suo omaggio.

Martini: ora Franco va verso l'azzurro che tanto amava
Tutto il mondo del ciclismo e non solo si è ritrovato oggi a Casalguidi per l’ultimo saluto al Direttore Tecnico della Federazione Ciclistica Italiana Franco Ballerini. C’era anche il Vice Presidente Vicario del CONI  Riccardo Agabio mentre l’UCI era rappresentata da Renato Di Rocco, Vice Presidente UCI e Presidente FCI.
E proprio Di Rocco ha lasciato che fosse il Presidente Onorario della FCI Alfredo Martini a ricordare Ballerini.
«Continuo a chiedermi se Franco avrebbe preferito essere ricordato come corridore o come cittì. Se lo ricordiamo come corridore, l’immagine è quella vincente alla Parigi-Roubaix; se lo ricordiamo cittì lo vediamo sull’ammiraglia a dare suggerimenti a Cipollini, Bettini e poi ancora Ballan per le vittorie mondiali. Però va anche ricordato come l’uomo affabile che si vorrebbe incontrare tutti i giorni. Ora sta percorrendo un cammino in pace che lo porterà verso quell’azzurro che a lui piace tanto. Franco adesso è con i grandi campioni: Girardengo, Binda, Guerra, Coppi
e Bartali e anche con Pantani. Marco ti chiederà: che ciclismo hai
lasciato laggiù? e tu gli devi rispondere: un ciclismo migliore da
quando abbiamo iniziato la battaglia per cacciare i mercanti di falsità
dal tempio».

12:51
10 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

37

Macchi: caro Ballero, non ti dimenticherò

Fabrizio Mcchi ha scelto tuttobiciweb per mandare il suo saluto a Franco Ballerini. Eccolo

«Ciao Franco….
All’indomani di ogni competizione importante mi chiamavi per complimentarti oppure per un incoraggiamento… Hai sempre visto il ciclismo paralimpico con occhi diversi da tutti i tuoi colleghi, per te era sport vero uguale a quello di tutti i tuoi ragazzi…. E le competizioni di pari importanza.
Non dimenticherò mai la fatica che abbiamo fatto nel 2003 sull’Alpe d'Huez in occasione del giro d’Europa per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sport con disabilità.
Il mio pensiero è per la tua famiglia.
GRAZIE… un abbraccio, non ti dimenticherò.
 
Fabry»

12:52
10 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

38

a dimostrazione di come sia difficile andare avanti paolini ha rinunciato a correre il giro del mediterraneo,in questi giorni mi sono chiesto da dove derivasse tutto questo affetto per franco e ho capito che più che al ciclista o al c.t. la gente voleva bene all'uomo franco anche nel mondo del ciclismo era franco e non ballerini come dimostrano anche le parole di michele bartoli il rapporto tra i 2 era continuato nonstante bartoli ci fosse rimasto male per l'esclusione dalla nazionale dopo lisbona 2001,la grande qualità di ballerini era quella di saper andare oltre i ruoli.

19:18
10 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

39

Alfredo Martini racconta i suoi tre giorni infernali

Se è vero che certi dolori atroci fanno invecchiare di qualche anno, non c’è dubbio che il quasi ottantanovenne Alfredo Martini (il compleanno giusto tra una settimana giovedì 18 febbraio) ha raggiunto metaforicamente i cento anni, tanto è stato il dolore che questo grande ambasciatore del ciclismo ha dovuto sopportare durante quei terribili tre giorni, dalla notizia della morte di Franco Ballerini, all’ultimo saluto nel cimitero di Casalguidi, dove il cittì della nazionale azzurra riposa. Lo abbiamo visto con il volto tirato e sofferente, vicino alla bara di Franco nella camera ardente, durante il breve tragitto verso la chiesa, nella panca seduto ad ascoltare la S.Messa e l’orazione funebre, prima di prendere la parola per un breve quanto intenso e inestimabile messaggio alla fine della cerimonia, per ricordare a tutti chi era Franco Ballerini e come dovrà essere ricordato.

“Sono riuscito anche a chiudere gli occhi durante la notte, a dormire per un po, tanto ero sfinito – dice Martini - la stanchezza era superiore al dolore pure immenso e devastante che sentivo dentro. Tre giorni terribili che non finivamo mai, ma ora sarà ugualmente dura, penso alla famiglia, alla moglie Sabrina, ai due figli. Ha detto bene Luca Scinto, è ora che comincia la salita e noi dobbiamo continuare ad essergli vicino, come fossimo gregari“.

Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco, tra l’altro anche vice presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, ha lasciato che fosse proprio Martini a dire qualche parola al termine della cerimonia funebre nella chiesa di Casalguidi e sicuramente nei prossimi giorni lo stesso Di Rocco si rivolgerà ancora a Alfredo per conoscere il suo illuminante pensiero su chi dovrà continuare l’opera di Franco Ballerini alla guida della nazionale azzurra di ciclismo. Martini come fece a suo tempo nell’indicare il nome del “Ballero” dirà la sua, poi Di Rocco ed il consiglio federale decideranno. Il nome che tutti fanno è quello di Paolo Bettini, amato dal gruppo dei corridori, dall’ambiente del ciclismo, e pensiamo che da lassù anche Franco Ballerini ne sarà contento.(tuttobiciweb)

Friuli, medaglia al ds vincitore in ricordo di Ballerini

Un lato della medaglia che verrà messa al collo del direttore sportivo della squadra in cui milita il vincitore della 32. edizione del Giro del Friuli Venezia Giulia per professionisti raffigurerà Franco Ballerini, il commissario tecnico della nazionale azzurra tragicamente scomparso domenica durante un rally in Toscana. La decorazione ritrarrà la stessa immagine che è stata esposta anche nella camera ardente di Casalguidi, con il campione in sella alla sua bici intento a lanciare un bacio in cielo, tenendo l’altra mano sul cuore quando nel 1998 tagliò il traguardo della Parigi Roubaix, la classica del nord che Ballerini vinse per due volte. È così che il patron della gara Gianni Biz, insieme ai suoi collaboratori, ha deciso di dare il giusto tributo al Ct della Nazionale che con la regione ed il Giro del Friuli aveva un grande legame. Un vincolo che verrà inoltre sancito chiedendo a concorrenti, accompagnatori, dirigenti e pubblico di osservare un minuto di raccoglimento prima del via dalla linea di partenza a Brugnera mercoledì 3 marzo. Sarà quindi ricordato così, con questi due semplici gesti, un uomo che ha lasciato un grande vuoto nel mondo dello sport e del ciclismo in particolare.
Intanto anche il sito dedicato alla manifestazione regionale (www.girodelfriuliprofessionisti.it) è listato a lutto con una foto in bianco e nero che ritrae il commissario tecnico accompagnato da un “Grazie” per aver dato tanto al mondo del pedale.
 
«È venuto a mancare un grande amico ancor prima ancora di un grande ciclista e allenatore». Poche parole, quelle i Gianni Biz, rotte dalla commozione nel ricordo di chi aveva sia con il Friuli Venezia Giulia sia con il Giro un forte legame creatosi negli anni. «Ricordo – racconta Biz – la sua partecipazione in qualità di concorrente alla nostra gara nel 2000 vinta da Bartoli, quando la prova era valida anche per il campionato italiano. Ma qui da noi in veste di allenatore invece venne molte altre volte, tra cui anche nel 2006 insieme a Enzo Cainero in occasione della settimana tricolore». Mille i ricordi e le storie che legavano Ballerini al mondo del ciclismo in Friuli Venezia Giulia. Uno tra tutti quello che aveva a che fare con il Gran Galà che annualmente viene organizzato a ottobre per incoronare quanti si sono distinti nel mondo del pedale.
«Lui – ricorda Biz – era sempre presente con la moglie alle nostre manifestazioni. Era
un persona molto attenta e a volte ci dava anche lui delle “indicazioni” sulle persone a cui attribuire un riconoscimento. Come ad esempio la volta in cui ci suggerì di premiare l’intera nazionale Azzurra in occasione dell’oro olimpico di Bettini nel 2004».  

19:20
10 Febbraio 2010


Vincenzo

Member

Qualiano (NA)

messaggi812

40

Chicchi: “La mia vittoria in Qatar è per Franco Ballerini”

L’esplosività di Francesco Chicchi colpisce ancora. Dopo la prima vittoria in Argentina il velocista della Liquigas-Doimo replica nella sua seconda corsa stagionale, il Tour of Qatar, tagliando il traguardo con il dito al cielo: «E’ stato un gesto spontaneo, venuto dal cuore. La scomparsa di Franco Ballerini ci ha toccato tantissimo. Era un maestro, ma prima ancora un amico al quale era impossibile non volergli bene: questo successo è tutto per lui».

credo che questa sia solo la prima di tante dediche al ballero credo che quest'anno gli italiani avranno una motivazione superiore



Rispondi a questo argomento: Addio Franco Ballerini

NOTA: occorre che i nuovi messaggi siano approvati da un amministratore prima che possano essere pubblicati

Nome dell’ospite (obbligatorio):

E-mail dell’ospite (obbligatoria):

Guest URL (required)

E’ richiesta una verifica!
La somma di: 2 + 8        (Obbligatorio)

Risposte a questo argomento:


 
 

Info per il forum Ivan Basso

Attualmente online:

6 Ospiti

Numero massimo di utenti online: 19

Forum:

Gruppi:1

Forum:3

Argomenti:137

Messaggi: 10624

Membri:

Sono presenti 289 membri

Sono presenti 1 ospiti

I più attivi:

gianmala - 1386

gioele - 1358

Nathalie5 - 1090

miky70 - 834

Vincenzo - 812

immagina1983 - 666

Amministratore:admin | Moderatori:nalya


© Simple:Press Forum - Versione 3.1.3 (Build 356)