« La bicicletta insegna cos'è la fatica, cosa significa salire e scendere - non solo dalle montagne,
         ma anche nelle fortune e nei dispiaceri - insegna a vivere. Il ciclismo è
             un lungo viaggio alla ricerca di se stessi. »

Marzo 03 2010

Basso ai giovani: dagli errori si deve imparare

Ai giovani dico che dagli errori si può imparare e si può sempre migliorare. Io, con la Liquigas sto cercando di dimostrare questo, e spero che il 2010 possa essere un anno meraviglioso». Lo ha detto quest’oggi Ivan Basso nel corso del convegno svoltosi a podere dell’Angelo di Pasiano in occasione del “prologo” al Giro del Friuli per professionisti di ciclismo. L’iniziativa, organizzata dal Gs Caneva con il sostegno della Copat Cucine, Regione e Provincia di Pordenone, è servita per svelare come i grandi atleti della Liquigas si preparano in vista delle grandi prove del calendario internazionale. Argomento che poi ha portato inevitabilmente ad analizzare come la Liquigas si stia impegnando fortemente per dare un messaggio positivo e pulito al mondo del ciclismo con il grande investimento sui controlli diretti ai propri atleti per prevenire il devastante fenomeno del doping. Al tavolo dei relatori, oltre ad Ivan Basso, c’era anche il preparatore del team verdazzurro e direttore sportivo Paolo Slongo, il presidente nazionale dell’associazione italiana medici di ciclismo nonché medico sociale della squadra Roberto Corsetti e l’assessore regionale allo sport Elio De Anna. Moderatore della serata il caporedattore della Gazzetta dello Sport Luca Gialanella.

Il ritorno alle gare nel 2009 per Ivan Basso è stato frenetico pieno di rivalsa. «La voglia di recuperare il tempo perduto - ha detto l’atleta della Liquigas - non era sufficiente. Correvo seguendo il mio istinto, ma la mia troppa voglia di fare non era sufficiente per ottenere risultati. Ora con la Liquigas stiamo correggendo gli errori puntando su una preparazione mirata. Abbiamo anticipato il debutto grazie al lavoro compiuto in Spagna. Ora sono fiducioso per una grande stagione». Come ricordato dall’assessore regionale allo sport Elio De Anna, gli sponsor che investono molto in questo sport esige un ritorno di immagine positivo legato allo sport che sostiene. «Un plauso va a chi, come la Copat, crede ancora nel ciclismo e non si sottrae ai suoi impegno nonostante questo settore sia costantemente nell’occhio del ciclone. Gli atleti - ha aggiunto De Anna - non possono dire di “non sapere” quando vengono pizzicati positivi ai controlli, vista tutta l’attenzione che c’è su di loro. Il fatto poi che da illecito sportivo il doping sia diventato anche un reato penale dovrebbe maggiormente mettere sul chivalà gli atleti».

Ma un messaggio molto forte è stato dato dal medico della Liquigas Roberto Corsetti. «Noi per primi - ha detto Corsetti - siamo i Carabinieri della nostra squadra per cercare di mettere fuori dal gruppo gli atleti sospetti. Questo lavoro costa molto al team ma è un investimento non tanto e non solo di immagine quanto di qualità di questo sport. Il doping va combattuto con metodi forti e noi ne siamo fermamente convinti. Se tutte le squadre di vertice si comportassero nello stesso modo, ci sarebbero ricadute positive per tutti, a partire per i giovani che prendono esempio dai loro campioni e dalle squadre Protur di cui fanno parte». Infine il preparatore atletico Paolo Slongo ha illustrato il lavoro in altura svolto dal team ad Aldeide in Spagna rimarcando come la Liquigas si stia distinguendo per un lavoro che non tutti i top team fanno. «Qui da noi - ha detto - tutti i nostri atleti fanno riferimento al preparatore della squadra che quindi può tenere tutti costantemente sotto controllo. C’è invece chi è privo di questa figura, e l’atleta quindi si affida ad un tecnico esterno. Questa mancanza di unicità di indirizzo può essere una stortura che porta il corridore a non essere più controllabile nella sua preparazione».

fonte tuttobiciweb

Febbraio 17 2010

Il 2 marzo a Pasiano,Basso relatore:ciclismo pulito si può

Dalla squalifica per doping (due anni da tutte le competizioni) al ruolo di testimonial antidoping: è la parabola dell’ex vincitore del Giro d’Italia, Ivan Basso, che sarà il relatore di un convegno organizzato in occasione della 32/a edizione del Giro del Friuli. Il convegno (”Ciclismo credibile, si puo’ vincere con lealta’. Metodologie di allenamento di un campione”), si svolgerà il 2 marzo a Pasiano (Pordenone), il giorno prima della Giro del Friuli.
Gli organizzatori della manifestazione hanno organizzato il convegno per rivolgersi non solo agli addetti ai lavori, ma anche alle migliaia di appassionati che, con diversa frequenza, inforcano la bicicletta macinando chilometri e chilometri. Il convegno si inserisce nell’ambito della ”operazione trasparenza”, avviata dalla Liquigas-Doimo, la formazione in cui milita Basso, chiamando al proprio seguito otto giornalisti nella fase di preparazione degli atleti in corso di svolgimento in Spagna. Al Giro del Friuli sono iscritti, al momento, 200 ciclisti, tra i quali Andy Shleck, Filippo Pozzato e Franco Pellizotti oltre al vincitore dello scorso anno, Mirco Lorenzetto.

fonte tuttobiciweb

Febbraio 04 2010

Oggi festeggio la mia Domitilla e poi vado in ritiro sul Vulcano

CASSANO MAGNAGOOggi in casa Basso è una giornata speciale: Domitilla compie sette anni, e si merita la più bella delle feste. Niente di particolare, solo quello che lei preferisce e che ha chiesto come regalo: una serata da passare tutti insieme, con quel diavolo di Santiago, con mamma Micaela, e soprattutto con papà Ivan. Quel papà che è spesso in giro per il mondo ma che è talmente speciale da non far mai sentire la sua mancanza, quel papà che ha fatto i salti mortali per essere qui oggi, prima di partire per un periodo di ritiro con la sua squadra. Un periodo fondamentale, quindici giorni nella solitudine del monte Teide - un vulcano sull’isola di Tenerife - che serviranno a fare il fondo e verranno buoni più avanti, quando si tratterà di vincere quel benedetto Giro d’Italia. «Saranno giorni importantissimi - dice Ivan - in un posto che pare fatto apposta per concentrarsi e liberare la mente: un albergo a duemila metri, il vulcano, e nient’altro».
E’ il primo ritiro dell’anno con la squadra?
Sì, dopo tutto il lavoro fatto a casa è arrivato il momento di passare allo step successivo: seguiremo un programma giornaliero molto duro, interamente dedicato all’allenamento e alla bicicletta. Tanta palestra, ginnastica, massaggi. Staremo lassù per quindici giorni, e torneremo poi sul Teide a fine aprile: allora mancherà poco all’inizio del Giro, e quella sarà la rifinitura, il tocco finale alla preparazione.
Al ritiro del Teide e in quelli successivi saranno presenti dei giornalisti, invitati dalla Liquigas, che racconteranno quello che vedranno. Tutto alla luce del sole, più trasparenti di così?
E’ stata una grande idea avuta dalla squadra, che riprende quello che è stato il mio percorso dal giorno del mio rientro alle corse dopo la squalifica. Fin da subito ho scelto di mettere tutto in chiaro, di pubblicare su internet tutti i miei allenamenti e i miei valori, di far vedere che non ho nulla da nascondere. Ora l’operazione trasparenza continua, con i ritiri aperti ai giornalisti e la possibilità di vedere cosa facciamo e come lo facciamo. Credo che i tifosi abbiano il dovere di informarsi e, soprattutto, il diritto di sapere.
Inizialmente aveva fissato il suo debutto per fine marzo. Poi le cose sono cambiate, e il suo ritorno alle corse sarà il 27 e 28 febbraio ai GP dell’Insubria e di Lugano, sulle strade di casa. Perché?
Un atleta deve essere capace di capire cosa è giusto per lui, di fidarsi delle sensazioni e di cambiare i programmi, se lo ritiene necessario. E’ andata esattamente così, perché ho pensato che dopo venti giorni di ritiro lontano da casa fosse bello ricominciare subito a correre, magari in una corsa vicino a casa. I risultati del lavoro svolto fin qui sono eccellenti, oltre le aspettative, e con il mio staff abbiamo stabilito che era giusto riprendere a correre subito. In quei due giorni mi sarei comunque dovuto allenare, e io credo che l’allenamento migliore sia attaccarsi un numero sulla schiena e correre. Le due corse sono vicine a casa, quindi logisticamente non sono complicate da organizzare e non richiedono spostamenti lunghi e scomodi. E poi, c’è dell’altro.
Ovvero?
C’è anche una buona componente scaramantica in questa scelta. Sto iniziando una stagione importante, dalla quale mi aspetto tantissimo: ho ritenuto fosse giusto iniziarla qui, sulle mie strade, per ripartire dove tutto è ricominciato. L’ho fatto per me, e l’ho fatto anche per i miei tifosi che avranno la possibilità di venirmi a vedere, di applaudirmi e di seguirmi in corsa: queste cose sono mancate tanto anche a loro, non solo a me.
Francesco Caielli

la provincia di varese .it

Gennaio 30 2010

Le dolci fatiche di Basso ”Voglio vincere tutto”

CASSANO MAGNAGO - Il cielo è bianco di neve sopra il villino di Via Don Orione e qualche fiocco scende lentamente. Birillo abbaia. Due gradi sotto zero; tempo da lupi. Ivan Basso è appena rientrato a casa e si offre alle sapienti mani di Carmine Magliaro, il fido fisioterapista. Per capire cosa voglia dire ciclismo e ciclismo da professionisti scrupolosi bisogna venire qui a Cassano Magnago in un giorno qualsiasi di gennaio; qui, nella terra di Insubria, pallida, gelata come un frigorifero e vedere la faccia del vincitore del Giro 2006 ancora livida di freddo. Quattro ore nel gelo su e giù per le salite dei dintorni a spingere sui pedali e negli occhi un lampo di soddisfazione malcelata. “Vedi? - indica lo schermo del portatile - guarda qui; questo sì che è un bell’allenamento: 20 minuti a ritmo veloce; 20 al medio e poi le salite in serie. Vedi il numero delle pedalate? 90-95 come quando andavo forte al Giro che ho vinto. Sai cosa dico? Quest’anno Ivan Basso è tornato davvero. Ivan, quello vero”. La Spagna delle corse a tappe ha un certo Contador, dominatore di Tour, Vuelta e Giro: indubbiamente l’atleta più forte nelle corse a tappe. L’Italia ha lui, il varesino emerso dalle nebbie di una lunga squalifica doping e attualmente l’atleta più tagliato per far sognare la gente lungo le strade del Giro d’Italia. “Ho pagato. Ho espiato. Per me quella è una storia finita. Un brutta parentesi, ma ora ho tutto il diritto di dire quello che penso. E adesso penso solo a quello che voglio fare quest’anno: cercare di vincere il Giro o il Tour”.

Via l’umile saio del bastonato dalle circostanze, ecco il nuovo Basso.
“Non mi pesa fare la vita del corridore. Nevica qui a casa? Non importa: esco con la mtb e le gomme chiodate. Piove? Prendo auto e bici e vado in Liguria, o in Toscana, dove il cielo è sereno. Fortunatamente oggi si può”.
Trentadue anni fatti a novembre e ancora la voglia di un ragazzino esordiente.
“Il freddo? Le ore in bici e i chilometri in salita? Questo è il mio lavoro. Ho un conto in sospeso anche con te, che mi hai dato fiducia. Voglio rivincere il Giro. Per me, per la mia famiglia, per la gente che mi vuole bene. E sono tanti. Per i dirigenti della Liquigas che mi hanno preso quando ero come una macchina incidentata e hanno creduto in me come uomo e come atleta”.
Riecco Ivan il Terribile. Ma sarà dura con concorrenti agguerriti già all’interno della squadra: Pellizzotti, Kreuziger, Nibali. Per non parlare di Contador, Armstrong e gli altri …
“Troppi capitani? Il ruolo di leader te lo devi conquistare con i fatti. E a me la cosa non preoccupa: so che se torno ad essere il vero Basso nessuno mi metterà i bastoni fra le ruote”.
Però se i fatti sono quelli della scorsa stagione…
“Anche io non mi sono piaciuto. Quinto al Giro, quarto alla Vuelta, tanti piazzamenti, nessun acuto. In tutta la stagione ho avuto sensazioni buone, ma mai eccellenti. Perché? La troppa voglia di fare. Il voler gareggiare subito in Argentina su ritmi forsennati. Il desiderio di recuperare il tempo perduto con la squalifica”.

Qualcosa è pur mancato.
“Il ciclismo si rinnova nei mezzi e nella tecnologia, ma la stagione comincia sempre con l’inverno in palestra, la ginnastica, lo stretching e poi tecniche antiche, come l’uso dello scatto fisso, chilometri e chilometri di fondo e salita. Ecco cosa è mancato. D’accordo con Sassi e i tecnici della squadra sono tornato a questa preparazione e mi sento già un altro”.
Tanto lavoro, tanta fatica per poi magari vedersi sopravanzato da atleti che si rivelano dopati. Non le da fastidio?
“Dico che non mi importa nulla. Io non ero pronto per vincere: non c’ero con la testa, punto e basta. Ora è già diverso. Credo di avere avanti 4-5 anni di carriera dove niente mi è precluso”.
Però con l’iridato Evans al Giro e Contador al Tour sarà molto difficile. Entrambi vanno forte contro il tempo e in salita.
“Ma io sto migliorando molto a cronometro: ci lavoro tantissimo. Le legnate che ho preso al Giro sono servite. Ricordate la tappa delle Cinque Terre? Ce n’era per stendere chiunque dopo quella batosta. Però io non sono uno che molla: mezz’ora dopo ero già a pensare cosa avrei potuto fare per migliorare. Certo, se Contador sarà quello formato 2009, sarà dura: arrivare secondi sarà come vincere. Lui è un fuoriclasse assoluto, bisogna tenerne conto: come Federer, Ronaldinho, Usain Bolt. Di quelli che ne nasce uno ogni tot anni”.
E Armstrong?
“Occhio, perché quest’anno sarà ancora più forte. Intanto ha vinto 7 Tour e poi è arrivato terzo l’anno scorso dopo 4 anni di vita normale e solo qualche maratona… Quando Lance crede in qualcosa diventa una macchina da guerra”.
Ma ha 37 anni…
“Conta la testa e la voglia di fare sacrifici, non l’età. E poi la scienza ci dice che fino a 40 anni le qualità fisiche non decadono più di tanto. E’ un serissimo concorrente per la vittoria, credetemi”.
Cambia finalmente questo ciclismo travagliato dal doping?
“Cambia, cambia. Io guardo nel mio gruppo: abbiamo un regolamento di 30 pagine; regole severe. Non si scappa. Siamo controllatissimi prima di tutto dalla nostra squadra. Se lo sponsor per primo ti dice: non mi interessa se vinci o vincerai, ma voglio l’immagine pulita, vuol dire che qualcosa è cambiato”.
E il futuro?
“Ci sono giovani emergenti e a posto come Nibali, che è un vero guerriero. E altri come l’olandese Gesink, il lussemburghese Andy Schleck. La nuova generazione ha un grande futuro, ma, occhio, perché ci siamo ancora noi”. (30 gennaio 2010)

di eugenio capodacqua

(repubblica .it)

Gennaio 26 2010

Basso ha deciso di anticipare il debutto stagionale

Sarà il Giro della Provincia di Reggio Calabria, in programma da sabato 30 gennaio a martedì 2 febbraio, ad aprire la stagione italiana della Liquigas-Doimo. Nelle quattro tappe calabresi, agli ordini dei diesse Stefano Zanatta e Biagio Conte, saranno in corsa Manuel Quinziato, Aliaksandr Kuchynski e Daniel Oss, al loro debutto nella stagione 2010, insieme a Tiziano Dall’Antonia, Mauro Finetto, Jacopo Guarnieri, Fabio Sabatini e Brian Bach Vandborg, già rodati dalle trasferte intercontinentali.
La Liquigas-Doimo e Ivan Basso, infine, hanno deciso di anticipare l’esordio nel 2010, inizialmente previsto per il 22 marzo alla Vota Ciclista a Catalunya. Il varesino sarà ai nastri di partenza del GP dell’Insubria e del GP di Lugano, in programma il 27 e il 28 febbraio. «I risultati emersi dalla preparazione affrontata finora - spiega Basso - sono molto soddisfacenti e, d’accordo con i direttori sportivi e con il preparatore Aldo Sassi, abbiamo ritenuto utile anticipare i tempi. Il programma di lavoro è stato studiato in funzione dei grandi appuntamenti e, considerato che affronterò queste due corse dopo il ritiro al Teide, potrò ottenere già un primo riscontro. Non sarà un test sulla condi zione: risulteranno più importanti le sensazioni per migliorare il piano di lavoro dei prossimi mesi».
Oltre agli aspetti legati alla preparazione, Basso ha deciso di anticipare il rientro anche per ritrovare i suoi tifosi: «Nella scorsa stagione il pubblico mi ha sempre riservato una calda accoglienza. Ora che sono passati un po’ di mesi dall’ultima corsa, sento quasi nostalgia. Ho voglia di riabbracciare i tifosi, una componente dalla quale non riesco a prescindere quando corro. Oltretutto gareggerò vicino a casa: motivo in più per affrontare questo duplice appuntamento».

fonte tuttobiciweb

Gennaio 25 2010

Giovedì a Montichiari test in pista per la Liquigas Doimo

Giovedì 28 gennaio il velodromo di Montichiari (Brescia) ospiterà la Liquigas-Doimo per un test in pista. Obiettivo della giornata sarà quello di verificare il rendimento a cronometro per migliorare le performance in termini di aerodinamicità, potenza e comfort della posizione in sella. In secondo luogo verranno testati i materiali, come i caschi Met e le biciclette Cannondale Slice.
Insieme ai direttori sportivi Stefano Zanatta e Paolo Slongo, preparatore del team, e al team manager Roberto Amadio, saranno presenti sette corridori: Ivan Basso, Roman Kreuziger, Vincenzo Nibali, Daniel Oss, Franco Pellizotti, Manuel Quinziato e Peter Sagan.

fonte tuttobici

Gennaio 19 2010

Ivan, non cambiare mai. Non c’è motivo

CASSANO MAGNAGOSe un treno lo investisse, e in parte è successo, Ivan Basso alla fine tornerebbe sempre a essere l’uomo che vedete in queste foto: nuovo, anzi migliore. Di lui abbiamo sempre invidiato la capacità di ricevere da Micaela e dai figli Domitilla e Santiago una spinta che il 99% dei ciclisti, in generale degli sportivi, tutti ricurvi sulla loro bicicletta o sul loro mestiere, non saprebbero trovare altrove. Invece l’altrove di Ivan è sempre stato un luogo più giusto perfino dei trionfi e delle cadute, fatto da occhi talmente azzurri, baci così soffici e abbracci così profondi da risultare irresistibili. Ed è per questo che vorremmo dirgli di non provare a essere un uomo diverso da quello che è stato nell’anno del ritorno e di non cercare di porsi ai compagni (soprattutto a Pellizotti, dioscuro della Liquigas), alla sua squadra e all’esterno in maniera differente. A noi è sempre piaciuto e piace così com’è, con un volto acqua e sapone da eterno fanciullino su cui i graffi del nemico, perfino se dovesse nascondersi in casa, alla fine scivolano via. Scacciati e scavalcati dalla sua purezza. A noi piace questa sua ricerca inesauribile dell’affetto, dell’amicizia, della sensibilità negli altri che sono l’esatto contrario della ricerca del consenso. Piace perché è tipica di chi trova nelle persone che ha di fronte un motivo sempre nuovo per diventare migliore.
Non c’è bisogno di altre diete o specialisti e forse neppure di una posizione diversa nelle cronometro perché Ivan ha sempre vinto, come persona prima che come ciclista, ascoltando la voce che saliva da dentro prima di quelle che venivano da fuori.
Non abbiamo bisogno di un’altra maglia rosa al Giro né di vedere un Basso ancora più leader o vincente perché nessuna di queste soddisfazioni potrebbe eguagliare la conquista più grande: salire in bicicletta con un numero sulla maglia dopo anni di nulla e scoprirsi un uomo più forte e straordinario di quanto lo fosse mai stato prima. E’ questo il suo insegnamento: è più difficile tornare che vincere un Giro o un Tour, ma lui ce l’ha fatta.
Andrea Confalonieri

fonte la provincia di varese

Gennaio 18 2010

Ecco il piano segreto per riprendersi la rosa

CASSANO MAGNAGO Gli sguardi, gli attimi e le sensazioni sono quelli di sempre, che ormai abbiamo imparato a conoscere. Dal piano di sotto arrivano le urla dei giochi scatenati del piccolo Santiago, mentre Domitilla finisce di colorare un disegno e Micaela prepara la cena. Calore di casa, la forza delle piccole cose. Quelle quattro mura di Cassano Magnago hanno il potere di ovattare le sensazioni e scacciare la paura: per un attimo le tensioni di una stagione troppo importante sembrano lontane. Ci si può concedere il lusso di parlarne con tranquillità, quasi una chiacchierata tra amici.
Alle spalle un anno lunghissimo, con più di cento corse. Di fronte una stagione che si annuncia diversa, a cominciare dalla data del debutto: marzo, giro di Catalogna. «Già - butta lì un Ivan come sempre sicuro di ogni sua singola parola - quest’anno inizierò un po’ tardi. Come ho fatto nel 2006».
Messaggio ricevuto. Ma guardiamo indietro per l’ultima volta: che anno è stato il 2009?
Un anno utile. Perché se ci sono state delle cose che non hanno girato come mi aspettavo, almeno sono riuscito a capirne il motivo. So dove ho sbagliato, e so cosa devo fare per non sbagliare più.
Sentiamo.
L’anno scorso sono stato sempre in sella, più di cento corse: son tante. Cento corse nelle quali ero praticamente costretto a fare bene perché avevo tutti gli occhi addosso. Ho corso per tutta la stagione con una pressione altissima, e non sono mai riuscito a trovare il massimo della condizione. Andavo forte, sì, ma non ho mai toccato quel top che serve per vincere una corsa importante.
Perché la prossima stagione sarà diversa?
Perché sarò diverso io. Perché ho capito cosa devo fare per tornare a vincere il Giro.
Ovvero?
Sono tre i punti sui quali ho capito che devo insistere per tornare grande. Le crono, innanzitutto: nel 2006 ho costruito lì i miei successi, mentre lo scorso anno sono andato male. Perdevo minuti, le gambe non spingevano, ed ero pure stilisticamente brutto da vedere.
Quindi?
Quindi, basta. A ottobre in una riunione con i vertici della Liquigas abbiamo deciso di tornare a lavorarci sopra, e tutti i giorni dedico almeno tre ore a questa specialità. Ho sempre in testa la frase che Riis mi disse quando andai alla Csc: «Uno come te che va forte in salita, non può andare piano a cronometro. Basta che si alleni».
Il secondo punto?
Sono stato tanto, troppo tempo lontano dalle corse. Ed è ovvio che in quei due anni il mio essere maniacale, il mio curare ogni dettaglio si sia un po’ perso. Devo ritrovarlo, e sto parlando più che altro dell’attenzione all’aspetto alimentare: un nutrizionista mi sta seguendo, e con lui sto seguendo un programma che mi servirà. Molto.
E poi?
E poi c’è l’aspetto più importante, c’è quella che non ho paura di chiamare la mia personale svolta. Una svolta mentale, una libertà di testa che prima non avevo e che ora ho trovato, un atteggiamento nuovo e un nuovo modo di guardare le cose e, quindi, di correre in bici.
Ce lo racconta?
Lo scorso anno correvo con il freno a mano tirato. Mi pareva di essere in debito con tutti, credevo che con quello che mi era successo non avessi il diritto di parlare, di dire quello che pensavo, di correre come mi andava, di stare in sella come gli altri ciclisti. Prima di fare qualcosa, pensavo. Sbagliato.
E ora?
E ora c’è un Ivan libero: perché quello che è successo, è successo. Ed è cancellato. Un Ivan libero di correre come ha sempre fatto, senza costrizioni, senza blocchi, senza troppe menate.
Da dove arriva questa nuova consapevolezza?
Devo ringraziare la mia squadra. Sono stati loro a farmi capire quanto sono importante per loro, quanto loro vogliono vincere il Giro con me, quanto credono in Ivan Basso.
Eppure qualche mese fa i dirigenti della Liquigas non si sono fatti troppi problemi a dichiarare che il capitano per il prossimo Giro sarà Pelizzotti.
E’ tutta una questione di leadership. Leadership che lo scorso anno non ho avuto e non l’ho avuta per colpa mia: è normale che Franco, con cui ho un ottimo rapporto e del quale ho una stima infinita, abbia avuto la possibilità di qualche dichiarazione forte o di un paio di azioni importanti, come quella sul Blockhaus. Era il mio non essere leader a permettere queste cose.
E ora?
Ora io mi sento sempre più leader. E questa squadra la sento sempre più mia. Voglio tornare a vincere il Giro.
Che corsa sarà?
Bellissima: ci saranno tutte le montagne più belle. Ho fatto una bella “x” su dodici tappe, che saranno quelle decisive per tornare a Cassano in rosa.
Un Giro da vincere, e qualche settimana dopo il ritorno al Tour…
Il Tour è la mia corsa, quella che mi ha lanciato e quella che mi si cuce addosso come un abito perfetto. L’ultima volta me ne sono andato dal Tour a testa bassa su una macchina, è un’immagine che voglio cancellare.
In Francia per fare faville, insomma?
Dopo un Giro corso come ho intenzione di correrlo, è difficile pensare di andare al Tour per vincere. Ma una cosa è certa: nelle tappe più dure e sulle salite più belle, io ci sarò.

di francesco caielli

(fonte la provincia di varese)

Dicembre 24 2009

Buone feste a tutti

Un saluto e un augurio di buone feste a Ivan e a tutti gli appassionati di forum e del blog

ciao a tutti

Dicembre 15 2009

Basso: «Aiutate il ciclismo a Busto»

Il campione: «La situazione è triste, io sono pronto a dare il mio contributo»

Busto Arsizio Un fuoriclasse delle due ruote al servizio di una causa meritoria: si rafforza la collaborazione tra Ivan Basso, trionfatore del Giro d’Italia 2006, e l’Associazione Bianca Garavaglia, attiva fin dal 1987 nella lotta ai tumori infantili.

due anni di amicizia
«Nel corso della tradizionale cena degli auguri di Natale, sono state abbozzate idee che svilupperemo per dare un risalto sempre maggiore all’associazione - fa sapere Basso - Intanto ho messo a disposizione della ?Bianca Garavaglia? una mia bicicletta (dotata di una colorazione personale), realizzata dal designer comasco Stefano Barzaghi. Si sta pensando al modo migliore per valorizzare al meglio quest’iniziativa, in modo che l’associazione possa trarne il maggior beneficio possibile».
Un rapporto di amicizia, quello tra Ivan Basso e la realtà benefica nata a Busto Arsizio, iniziato due anni fa e che, grazie all’impegno e alla sensibilità del campione di Cassano Magnago, sta dando ottimi frutti e continua a darli: «Faccio il possibile per dare una mano e far conoscere la ?Bianca Garavaglia? anche al di fuori del nostro territorio. E’ fondamentale che il numero di persone che sostengono l’associazione si possa ampliare - continua Basso - Ne parlo anche con gli altri ciclisti, cercando di sensibilizzarli: devo dire che molti miei colleghi sono impegnati nell’aiuto di realtà benefiche legate al loro territorio di origine».

l’impegno continua
L’impegno e la generosità di Basso a favore degli altri e del proprio territorio non finiscono qui.
Consapevole delle difficoltà in cui versa il movimento delle due ruote in una città di antica tradizione ciclistica come Busto Arsizio, il campione di Cassano Magnago si mette a disposizione per dare una mano: «Ho un buon rapporto sia con il sindaco Farioli sia, soprattutto, con l’assessore ai servizi sociali Mario Crespi, che considero un mio amico. Sono disponibile a incontrarli: se posso fare qualcosa per migliorare la triste situazione del ciclismo a Busto Arsizio, darò volentieri il mio contributo».

sogni ed emozioni
Un’apertura, quella di un campione come Basso, che appare un’occasione imperdibile per avviare il rilancio del ciclismo bustese, afflitto da problemi atavici: primo fra tutti, la mancanza di piste e spazi adeguati dove far pedalare i bambini in condizioni di sicurezza. In questi mesi sono risuonati parecchi Sos dal mondo del ciclismo, che pur vanta una tradizione importante nella città. E secondo il campione cassanese è tutt’altro che finita, bisogna solo essere pronti a combattere. «Nonostante i problemi, il ciclismo non cessa di essere popolare - conclude Ivan Basso - E’ uno sport che ha un grosso seguito, perché trasmette sogni ed emozioni. Ripeto: se posso fare qualcosa per rilanciarlo, anche a Busto, io sono qua».
Un appello che si spera possa essere raccolto, per dare ancora una speranza e una possibilità alle società e agli atleti di Busto.
Francesco Inguscio

fonte la provincia di varese.it

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